IN COSTRUZIONE

NORDIII/VI: fucile e tenerezza, filo

491. specchio

Io sono il lavoro alla mia vita,
il lavoro alla mia vita sono io,

un monaco non più eremita,
un bucaneve del cuore.


492. violetta

Più alta umanità. Un ospite, un povero, un folle,
un pettirosso nella bufera bella e sfacciata violetta del pensiero
del cuore,

un supplice.


493. occhio di civetta

Il cielo si tinge di rosa dorato,
le tenebre bruciano ancora nell’incendio del giorno.

Onestà, rispetto ed onore. Il tempo appartiene alla luce, l’aurora
di un d’io, me,
un occhio di civetta, una comunissima primula, mano nella mano
danzando nel crepuscolo dall’alba al tramonto
con te

ogni passo la stessa natura, la stessa misura.


494. primula

La prima donna e il primo uomo?

Il canto della poiana e della civetta,
l’aurora che sorge dal far della sera è ancora l’alba.
Ancora risorge il cimino della radice del melo,
il primo no e il primo sì, il cuore.

L’espressione è libera, non retorica.


495. plenilunio di Babbo Natale

Specchiatevi in noi, Bellezza:
No, amore, non verrò al tuo funerale.

Specchiatevi in noi, Bellezza:
Sì, amore, non verrò al tuo funerale.


496. una manciatina di polvere di stelle

Per non dimenticare.

Una manciatina di polvere di stelle, di lucciole
che brillano assieme per un attimo
nel blu oltremarino di questa splendida, serena e diafana, eterna
e tenera come un germoglio di grano sotto la neve,
mezzanotte di Babbo Natale;
il tuo scialletto celeste trapuntato di stelle, tesoro;
la nostra casa nel giorno di sempre, mia unica vita;
la nostra capanna di frasche,
il sentiero e la radura, il villaggio nella foresta
che Babbo Natale ogni anno rinnova, il focolare del cuore.

Per non dimenticare che il ritorno è sempre nel futuro,
il mutamento.


497. bellezza

Un mendico, un supplice e un povero,
la freccia attraverso l’occhio delle dodici asce,
il conoscersi, il cuore.


498. la resurrezione di Piero

La vista di Piero.
Quanta e quale bellezza nel passare oltre!
Niente di nuovo sotto il sole. Solo l’attimo, l’eterno, il presente.
La pittura di Piero.


499. la cresta spumosa dell’onda di Oceano

Non solo la notte, anche il sole sempre ha i suoi tempi;
e alle spalle si lascia sempre, radioso e tenebroso, l’incendio del giorno
e sempre lo precede, radiosa e tenebrosa l’aurora.


500. un’ape  
       a Maurizio, Thierry e Alessandro

Un’ape,
un pensiero di Giove che si nutre di nettare di bucaneve.
Lei la riceve come sua parte,

meritevole di essere vissuta, una vita.


501. quarta di copertina

A partire dalla meta, il mutamento,
il filo s’intreccia e si streccia da quando e fino a quando un uomo esisterà.
Il sentiero trova. Il filo.


502. al nord

Diafana, tersa, aurora di tenerezza oro rosata,
un indigeno e un nomade,
un ospite, un povero, onesto, una gemma di bucaneve del cuore,
un supplice,
il sole che sorge a occidente mentre la luna tramonta

e rimane la luce dell’origine è sempre la meta, l’aurora perfetta.


503. pettirossina

Dove nasce l’affettuosa armonia che mi canta
sull’arcano del ritmo lieve che mi conduce?

Bella e sfacciata violetta del pensiero,
un monaco non più eremita che va per l’accatto
d’una briciolina d’amore, d’una pratolina, d’un tarassaco,
d’una lucciolina sospesa sul verde diafano, ebbro, carnoso
dell’erba discreta
mentre la pettirossina cinguetta e la lupa ulula.

Arcaico, caldo, umano. Come tu mi vuoi, così io ti voglio.


504. frammento

Stelle che brillate nel cielo certe e sicure di quel tanto che basta
fra la morte e la vita, la vita.

Poi fece due metri di neve. Una vita mi basta.


505. candela

Canto un mondo che inizia con la terra e la luce:
“E’ permesso? Posso entrare? Sono io che torna a Rofelle,
un supplice, un ospite, un povero, un pettirosso che passa,
che oggi c’è e domani non più”;

la porta delle tenebre si schiude in un vago chiarore di candela,
il cielo dell’alba.


506. lanterna

Il folle dei tarocchi.
Dall’origine verso l’orizzonte, il presente mi basta.

Perché mortale eterno


507. lucignolo

Per arrivare piacevolmente a sera,
quest’onesto lavoro al campo che crea dal nulla, c’è la salute c’è tutto.

Viverti così, vita mia: un campo, un contadino
e la voce di natura e il canto del fosso che cambia, scorre e se ne va;
quest’onesto lavoro al campo che crea dal nulla
per arrivare piacevolmente a sera.


508. diamante

Che fa, chi non sa?
Un vicolo morto mi chiama il trappolone, l’infame che tende inganni,
e la morte che medita nel cuore è la sua propria morte.

Che sa, chi non fa? Il solitario.


509. fosso

Voglio ciò che posso.
In me raccolto medito, rifletto e da me scorro nell’ombra scura,
il fosso.
Bravo è chi fa il proprio, correggere,

l’acqua canta mentre scende giù dalla zucca,
ogni ostacolo supera e l’aspra valle di Rofelle modella.


510. nevica

Figli del cielo e della terra, fratelli. Nevica.

Candida luce che scaldi la terra di un tiepido manto,
sei il cielo che piange conforto e pietà,
sei l’amore di tutti i fratelli per la terra dolente,
sei il cuore e sei il canto di pace della gioia
che sussurra la voce dell’arcana misteriosa armonia.

Ognuno vive nel canto la vita che dona una vita
come un unico corpo, l’istinto.


511. violino

Né dentro né fuori, all’aperto.

Quaggiù sto bene, amore libera la mente.
Si prendono per mano e si mettono in cammino
un cielo, una terra, un contadino ed un …
violino.
L’acqua parla perché scende e il paesaggio è canto.

Quassù sto bene, amore libera la mente.


512. focolare

Con più tenerezza ti prendo.
Inizio a custodire, penetro, e vado oltre il fondo
del boschetto sacro giù nella valle. Vestale,
oltre la dischiusa porta m’inviti, ti apri, entro ed ardo
e vivo nel cuore del fuoco della fiamma.

Quaggiù sto bene, amore riscalda il cuore.


513. tempietto

Giù il canto immobile ascolta – la voce;
su il cielo immobile specchia – la stella.

Sotto la neve il grano germoglia e la radice rinnova.
La rosa.
La dea fortuna, un caso e mai un disegno. La danza,
il gusto, la vita.


514. ara

Come in sogno, fra veglia e sonno.

Alberi come fratelli, stelle brillano;
stelle come fratelli, alberi crescono.
Sentiero, torrente e foresta di luce,
il fosso mormora fra la veglia e il sonno.

Ho fede nella vita, la notte tramonta.


515. fratta

Sulla fratta del prato un pettirosso canta così vivo da essere signore
[del mondo. D’io mio!,
padre e madre – natura, la mia valle di api, miele e poesia;
[il sole risorge e vede
al suo fianco l’aurora, la sposa.

Il canto del fosso di Rofelle riempie la valle.


516. credenza

Credenza, dove la gente si conserva il cibo.

Dei buoni, sorgenti che da me sgorgate
e giù in me scorrete questa credenza comune che indica la stirpe,
il pane è il fare del cuore che scrive: “Rofelle, nevica”,

e al caldo sotto la neve il bucaneve germoglia.


517. ruota

passa primavera e l’estate rinnova passa l’estate e l’autunno rinnova
passa l’autunno e l’inverno rinnova passa l’inverno e primavera rinnova


518. partigiano

Achtung, banditen. Doppietta a canne mozze e tenerezza.

Mentre arroto il ronchetto nei nodi del corniolo
all’ombra della quercia uno scoiattolo succhiella il duro pericarpio
del nocciolo:
chi vede vede perché fa e perché vede sa
la morte e il divenire in sogno fra la veglia e il sonno.
Canto una donna che fa la partigiana con un fucile a canne mozze e
[tenerezza,

la memoria è nell’istante in cui vivo nell’istinto.


519. nevica
         a Elicura Chihuaila

Fratello, come scorre questo fiume della terra?

Muoio, e mi volto e mi vedo e da me nasco e scorro
l’albero che tutto l’anno cresce come amore di puro cielo e pura terra;
fratello, qui nel vertice della montagna tutto l’anno nevica, siamo foglie
dell’amore del cielo e della terra.

Patria mia, sei veramente grande.


520. filo 
       a Georges de La Tour

Come inverno ritorna oggi amore alla campagna;
e non ci sono parole per dire il candido cuore della luce di quella candela,
la lana che mia nonna torceva e filava, filava e torceva
mentre il fuoco borbottava e la voce del fosso riempiva la valle
che sotto la neve nasceva;

e come primavera oggi ritorna amore alla campagna.


521. scoiattolo 

Mordicchia nel vecchio faggio cavo lo scoiattolo
il suo nòcciolo.
Vivo quando muoio per amore e lo ritengo vita; e morte e vita
mormora l’aria fra le foglie,
la fiamma della vita di questa candela di neve che brucia da sempre
e non cambia

un vivere chiamato cuore è l’amore che ti posso dare.


522. passero

Fra il villaggio e la strada, perché uomo cado e mi rialzo perché uomo.
Cado quando so.
Morte dopo morte nel diafano filo di luce della neve fra il villaggio
[e la strada
mi snodo la vita,

il villaggio è la strada.


523. nevica

Sei la donna fatta apposta per me, nevica.

Tu puoi questo, natura?
Nevica, lo vedi? Là in fondo c’è la neve. Guarda, ci sono campi, strade
[e villaggi,
una casa, una vita;
dalla morte fiera nasce mentre verso la morte allegra cammina.
Fra due curve il sentiero.

Amata, sorella ed amica,
la poesia non cambia il mondo perché la poesia è il mondo.
Padre e madre,
un uomo è la mia figura perché la mia figura è la mia misura.
Fratelli, nevica,
nell’ombra scura del ginepro un contadino semina una ghianda.
Nevica,
tu sei la donna fatta apposta per me perché il mio fucile è il cuore.
Un altro sole sorge fra le stelle.

Lo vedi?
Il tempo è un fiume di neve e la collina è un bucaneve in fiore.


524. querciolo

È successo, accaduto.

Me e te mi basta, la mia capanna.
Natura mi genera, mi crea e mi scorre mentre in lei genero, creo e scorro;
ed uno accanto all’altro è la foresta e la Marecchia è la terra
sul fondo che scorre.

Il cuore conduce la mano che dipinge il cielo della mia caverna.


525. metempsicosi

Trasmigrazione della stessa mente in corpi diversi,
metempsicosi,
lo dice così l’homo sapiens quanto io ho fatto lo scorrere del fosso
[di Rofelle,
il mio comunicare.
Me vede te, fratello, e così il fiume scorre ancora chi più vuole
[nulla stringe.


526. lampo

1
Dall’origine del tempo la lupa ulula, ancestrale.
Il signore è una voce che dice:
le tenebre pagano le tasse, la notte e il giorno no;
in un cielo completamente sereno, il lampo.

2
Il signore è la luce della voce di un caprone,
il sole bifronte
tramonta nelle radici degli alberi mentre dalle radici degli alberi risorge.

Regina intona alla lupa il controcanto.