la poesia

AL NORD III: I.  fucile e tenerezza, tenerezza

200. stradello

Erba del prato cilestre dall’humus cresciamo.

Mente chiara
portami a compimento il cammino cuore,
il tuo libero agire.
Creatura fra creature fedeli al fraterno destino, alberi del bosco,
alla luce tendiamo;
e le capre ci brucano, gli uccelli ci abitano.


201. rovescio della trama

Sempre la stessa vita amara:
è l’ambizione lo divora.
Io sono bravo, buono, giusto e bello perché io sono eterno,
si pavoneggia fra le margherite narciso;
e frulla il merlo dalla farfara e la morte ci abbraccia,
mia piccola capinera;
e tu verde profondo dove timida germoglia la primavera, chi sei tu?,
chiede il pettirosso all’aria della sera
e timida l’aurora imbruna.


202. paesaggio

Ora neppure nulla,
un suono, solamente un suono il passo stanco del cavallo,
la polverosa strada.
Le briglie abbandonate un passo dopo l’altro non io
sa un’amara grande come mare
dolce ondulata senza fine morte
prateria.


203. mare

Questo è il mare.
Nera la chiglia, bianche le vele,
vola lo scafo sul mare,
le vele che prendono i venti pendono da alberi morti,
e non cambia la rotta
né cambiano i venti ma i nomi come tanti reami
sono ognuno per sé e ricchezza dell’unico impero:

con la morte la mano della vita ha il timone,
questo è il mare.

 

204. taverna     a Tom Waits

Bourbon e sigarette orientali per marinai a terra,

nell’osteria nessuno e voce rotta di violino;
il suonatore strimpella al piano;
la cassiera si pettina allo specchio;
la nave alla fonda nella rada
e marinai per vicoli ciechi, randagi sotto la pioggia.

Nella cucina luce che si spegne.

 

205. pianura

Passata mezzanotte.
Nera la terra, semplice mente nera;
nero il cielo, e la città tace.
Nella strada non passa più nessuno;
ma la finestra di Lucia
ormai come una lucciola, un lumicino,
la brace di una sigaretta spenta
lungo quel grigio muro.

 

206. scricciolo

Sono un cieco,
ma pur di vederti cerco spiragli,
fessure, dove posso:
chi è padrone dell’aria che respiro?
Su questo lato della strada non ci batte il sole,
ma s’ode una terra – che respira:

come sei, vedere te è l’aria che respiro.

 

207. d’io

Guardo me e vedo te.
La vita nuova inizia con l’aurora. D’io è me.

La mattina all’alba io sorgo dal far del tramonto
scricciolo sul ginepro iniziato al mistero di me:
meglio vivo che morto,

la tramontana attraverso i miei monti.
Guardo te e vedo me.


208. terra

Nera nera nera,
nera è la mia terra
amore sulle labbra e morte in cuore…
è fatta di natura e di lavoro
dove non è città se non c’è amore.

Terribile il silenzio della strada,
i passeri tremano dal freddo.

 

209. tramontana

Trovatore è trovare me.

Una dopo l’altra batte le ore il tempo;
ad una ad una le porte le spalanca;
giù per la nera scala
da cima a fondo gira la buia casa il vento;
la tramontana è l’ultima stanza,
scompiglia i capelli di Lucia

e l’ultima finestra se la porta via.


210. zucchina

Mi comanda il cuore:
io sono alla testa di me,
radice a cui appartiene il segreto che è in me:
me e te, tramontana,
vento e voce d’amore.


211. filo

Filando dal nulla mentre vivo in te
da dove vengo muoio,
e scorrendo ritorno e il mare attraverso.
Così mi aspetta chi sono
e mentre muoio in te l’attimo di me vivo
filo dal nulla e il cammino procedo.

Nel futuro ritorno.


212. ponte

Mi contemplo, vedo un morto.
Dei sogni di ricchezza? Io? niente;  solo una vita
ed anche quella non è più la mia.
Ti voglio sempre più;
ma chi ti sa costante, amichevole, paziente,
fidata, onesta, leale,
sincera, gentile e laboriosa?:
io non sono mio
e sono come morto se mi manchi te;
e pensare quanto poco sei tenerezza mi coglie.


213. rugiada

Mi comanda il cuore:
ti vedo
e non vedo più io.
Morto
io presente e vivo.


214. diamante

Guardo te e vedo me.

In pegno di fede,
leale,
segno di me presente e vivo.
Vita mia, non c’è altra strada per me al di fuori di te,
solitario,
e non c’è altra strada per te al di fuori di me.
Solitario io vivo la trasparenza indomabile che indovina attraverso:
guardo me e vedo te
e guardo te e vedo me,

sentiero appartato per noi, luce d’amore.


215. torre

I.
Indomabile agire è fare noi me e te,
amore,
vento che mi trovi soffiando attraverso i miei monti:
tu sei una,
non ce ne sono altre
e la campana della morte non conosce tregua.
L’unica vita che ora borbotta sono fagioli,
sono fratelli
della terra che li cresce e della voce che li parla
una sola vita d’amore.

II.
Chi comanda amore?
Una è la voce che mi scopro a seguire
dal profondo del cuore, indomabile fare.


216. marzo
      a Valeria

Mente libera, chiara.
Silenzio: ora nevicano petali di ciliegio
sul pendio del cuore.
Le mie parole ascoltano il dio della guerra:
non contro ma per,

la tua voce divina, tenerissimo amore.

Rofelle, 02/09/95


217. fagiolo

Cuore mio,
vita mia in me presente e viva,
per me non c’è altro cielo
che non sia la mia terra,
vita mia in te presente e viva.


218. scarabattola

Verga di nòcciolo e radice di quercia,
me e te presenti e vivi.
Campetto.

Nessuno tace,
faro sul mare la montagna tace
un crisantemo, pioggia di luce chiara:

dopo un’intera notte con te
benvenuta è la morte.


219. lumaca

Chiocciole, lumache
ed anche gli sfrattati, i lumaconi
– case per andare
strade per rimanere,
quasi non li vedi, se non li pesti;
e loro non vanno da nessuna parte
sui muri
sull’erba rugiadosa
sotto la nera ombra
sotto l’azzurra pioggia,
sulla terra che sembra – morta.


220. verga

Bianca neve e il suo principe azzurro
– giovinezza fiorente,
imperitura,
né troppo né troppo poco, Cenerentola:
un passo, il giusto
ramo flessibile, germoglio e verga.


221. paesaggio

Canestro con mela di bosco e nespola.
Pensare, ascoltare e fare
un cuore libero, una mente libera, una voce libera.
Vivere una voce libera.

Il focolare borbotta
portare a compimento una vita e morire
per rinascere fuoco che crea, forgia, dona la luce
e fa brillare una vita, anima mia,
fiamma che sprigiona dall’amore nel cuore:
me e te. Vivere ora mi riempie la vita come un focolare,
un tavolo con frutta d’autunno,
un’ara nel bosco,  una radura e un tempietto.

Sento nell’aria la primavera che verrà.


222. zoppo

Un passo dopo l’altro non volo,
cammino un ponticello eterno, un arcobaleno.

La morte è perfetta
ma io sono un uomo, imperfetto e mortale,
io sono un d’io che a passo d’uomo cammina.
Così ora fra le mani la strada è una fiamma di candela,
è un fuocherello, anima mia,
mentre parola dopo parola non salgo e non scendo:
solo con te e solo verso di me cammino;

e un passo sei tu e l’altro ancora tu, amore.


223. passo

C’è vento e non c’è vento;
petalo di neve s’adagia sul prato d’aprile
sempre uguale e sempre diverso.
Ora più non sono più o meno ma sempre solo un passo sulla strada,
la luce dell’ultima finestra che s’apre
e mostra la più cenerentola che più non spera e dispera.
Ho fede in me: in te
un uomo diviene sempre uguale se rimane sempre diverso.

Finalmente, come una passante mi basti.


224. antenati

Flebile flauto che piangi con amore la voce che guida
dal profondo del bosco,

voi dei penati che mostrate il cammino
e misurate quanto io da voi ancora lontano,
da lei lontano,
voi lanterne, lucciole di un giorno antico e di un sublime
filo di luce sempre prossimo a spegnersi,
voi stelle baluginanti
che schiarite dall’origine come aurora la notte e indicate la meta,

sulla luce nera dell’ombra dell’alba per me io cammino.

 

225. per me

Per me, tutti voi alle mie spalle:
il cammino di un uomo è compiere la strada del cuore.
Un ginepro e una capra, e un flauto e un timpano
è la verde collina,
e al ritmo di un tamburello inizio a danzare l’armonia della lira.
Voi tutti voi alle mie spalle, io più che grato vi sono
devoto e fedele:

per me è un tempietto
e un’ara è la quercia sul cimino della cilestre collina.

 

226. finestra

Venne la morte, aveva i tuoi occhi.

Pietra di piramide o albero della foresta?
Nero è l’uomo che cammina sulla sua ombra nera,
porta sulle spalle la sua casa, ancora non è nato;
ma una chiara finestra è la ragione del cuore:
spegnere completamente la luce, dinamitare il muro,
piegare la strada alle
concrete ragioni d’amore.

Aveva i tuoi occhi la morte, era la vita.

 

227. crinale

Ombra nera che avanzi, non è vita il silenzio
privo di voce, muto di parola.
Dov’è differenza?
Dentro nera pioggia, fuori nera pioggia
come se il tempo fosse solo nera pioggia.
Dove sono case, strade, campi e città
dove come uomini vivano – gli uomini?
Generato dal cielo e dalla terra
io sono morto ma nutrito di humus
e radicato nella mia terra in cielo
l’ascolto, la odo, mi parla, è viva, respira.

Il mio sentiero è il villaggio, una vita

 

228. ombra

Venne una morte, e s’innamorò della vita.

Certa è la meta
presente, passata e futura.
Da qui ancora e ancora e mille volte ancora ripartire;
e l’oro buttarselo alle spalle, in mare, e poi via grate
cifre e casseforti, e liberare i cani alla catena;
poi pane per quanto possano mani da lavoro,
perché una vita vuole un uomo dalla vita
e un uomo una vita.

Ed anche della morte s’innamorò una vita.


229. luce

Le ragioni del cuore mi snodano
un sentiero nel bosco: in me cammino
ed anche Ettore è vivo
e con noi ancora cammina
mentre sull’ombra lunga del tramonto
il corso d’una vita verso l’alba cammina.

Tutti i miei morti alle mie spalle;
per amore, il sentiero è erba per capre
e Cenerentola ora mi spera.


230. cenere

Vivo senza di te vivo da morto una vita:
altroché freddi come il marmo
i tuoi chiari capelli!,
fuoco, e poi ancora: fuoco,
una tempesta di neve di fuoco
i tuoi azzurri capelli: cenerentola,
tu sei il cuore del vomere, tu sei una vita.


231. incontro

Come la nera pioggia finì
il treno entrò in stazione: un fuggi fuggi,
era la terra che tremava
nella zona d’attrito di zolle tettoniche;
e lei là, ferma, immobile
fra nuvole di polvere, pallida,
così pallida da sembrare morta, ad aspettarmi.

Io sono e non sono;
da sempre e per sempre uno
sempre diverso esisto e sempre uguale sono.


232. gramigna

Ti vedo come il cielo vede la terra,
e tu ci sei; per sempre la mia terra te sarai.

Creare dalla radice, generare
ciò che fu, è e sarà
la strada che serpeggia oltre passando
la più sublime delle vite,
la più normale e la più tenera delle morti.
In te, amata e amore,
ti vedo come una terra vede il suo cielo,
ed io ci sono.
Mela di bosco e giuggiola, per sempre me sarai.


233. prato

Io sono uno, unico
e una sola vita per sempre io sarò.

Mani che cercate un suono vero,
treni ed autostrade?
Niente.
Ma solo un uomo porta dove oltre vanno
strade per macchie nere,
calanchi,
campi d’erba, grano, colli, vento e cielo terso.
Qui c’è una voce parla nel silenzio
e strada siete voi,
mani
che seguite un suono onesto.
Per sempre io sarò dove te e me sarai.

Bologna non si vede neppure un puntino
sullo sfondo.


234. il giusto

Superbo e presuntuoso, il muro.

Punto:
presume perché ingordo,
e troppo vuole e nulla stringe.
A capo:
quello che basta a una vita, il giusto.


235. radice

Nell’ombra del cimino della radice

ti torco, ti ritorco e t’incanestro mia luce
e nel silenzio mia voce.
Vita mia, come un ginepro cresci
parola e orizzonte del fare del cuore;
ora il giusto è me e te
e balugina appena l’accenno di un aspro sentiero.
Nel bosco.

Dalla fessura un fievole filo di luce schiara appena la notte.


236 aurora

Io in me dalla notte ti streccio,
ti intreccio
e t’inghirlando di candide rose, mia povera strada,
mia unica vita,

mia fiamma di candela
e mio piccolo e tenero ranuncolo.


237. aratro

Ti guardo negli occhi e tremo:
per nulla non serve morire.
Novembre semina
e maggio raccoglie:
io vivo ti ascolto nel cuore e vivo la voce,

il buono, la gioia, la luce.

 

238. probo

Cresce con favore il probo,
mente ottima, onesta, pulita, precisa e certa,
un cuore che sorge da sotto la terra, cresce alto nel cielo
e tramonta una stella sublime
perché fra dentro e fuori in lui non c’è differenza:

una vita come le altre, normale, comune,
di trasparenza velata, il bello.


239. ginepro

Una terra cresce un albero e il ginepro la sua.

Perché dovrei volere diversa una vita?,
dal nulla un uomo crea la terra dove nascere,
crescere, vivere e con la pace nel cuore
come la neve morire.  Umano e mortale
la trama non si vede, traspare, s’indovina,
si mostra velata nell’ordito della tela bene tessuta.
Una vita, un uomo di humus nutrito,
un albero cresce una terra e il ginepro la sua

di  quel tanto d’amore che a lui corrisponde.


240. ode al ginepro 
a Roberto Roversi

Il ginepro è un albero utile
agli uccelli più piccoli, ai poveri.
Nel ginepro nidifica il passero, il merlo, il pettirosso, la capinera,
lo scricciolo, l’usignolo cortese e il cardellino,
che è piccolo come lo scricciolo ma ha le ali giallo sole del crepuscolo
e nero nero, nero come il carbone dell’incendio spento del mare.

Ode al ginepro,
l’albero fiero di essere utile ai più piccoli, ai poveri.


241. frottola

Se vedi una spia, uccidila. Nevica.

Mente di daino ed agili garretti di capriolo,
il tempo mi nevica il filo della candida lana
e giù dalla zucca mi scorre intrecciato da molte sorgenti,
il fosso che è in me:

le mie calze a braca me le ha fatte la zia mea.
Nevica.


242. la muta

Ciò che so di me
sono i tuoi occhi a dirmelo, con altri non parlo;
ma tu ricordi ancora come tacevi
più che silenziosa, muta?
Io la menavo a voce alta: noi due uno solo,
e c’era nessuno alla finestra;
e tu fissavi imbarazzata il nero asfalto, da là, dal fondo,
come tu vedessi noi ancora due da dietro l’angolo,
e tu non lo vedi a mezzo il vero.


243. cani

Anche qui, oltre il muro,
nel poco di terra ch’ora si allarga ora si restringe
(un filo d’erba oltre il muro?)
l’eco dei latrati dei cani dell’impero:
le guardie prezzolate: Che altra vita? Che importa soli?

Cambia
per quanto è un filo d’erba oltre il muro;
e voi tacete, cani, per quanto qui è un cimitero.


244. nevica

Ora ti vedo:
io sono il tuo principe azzurro, Cenerentola.
Bianca neve, adagi silenziosa una candida coltre
sul verde della terra che dorme
e il vento che ora soffia ora tace è la voce.

Le tue scarpette di cristallo, amore;
nevica, e c’è vento e non c’è vento.


245. a Vittorio Sereni

Ora ti vedo, il prezzo della vista.

Né orgogliosa né umile
sotto l’azzurra pioggia. Una, con sulle labbra il cuore.
Anche le parole sono cose, se ne va fra la gente vestita.
Un sentiero ormai abbandonato? Onesta impudicizia?
Veronica cammina triste e sola su questi colli;
grigia d’inesistenza oltre il mare tutta la pianura.

 

246. celeste collina   A Stefano Delfiore

Quando l’istinto dice:
“Non pensare, uccidi”,
agile garretto di capriolo il colpo dell’otturatore:
vivo, oltre la morte;
l’acqua cade dalla briglia dell’amicizia fraterna.

Prima cibo per vermi e dopo concime per terra;
per sempre risorgiamo,
e per sempre all’humus ritorniamo.


247. il Marecchia

Quando nasco su nella Zucca
muoio perché sono vissuto.

Cuore mio, me e te,
il punto a me inaccessibile in cui io vivo
è la luce della candela che tiene desto il coraggio di me,
l’origine della rugiada che dalla sorgente delle nubi mi scorre …
cuore mio, dalla porta di quale arcaico dolore,
da quale profondo, arcano, amaro e terribile a dirsi morire d’amore
mi scorre la gioia di vivere?

Viva raccolta in noi, humus dopo la morte,
celeste collina,
la valle dell’aspro Marecchia da su, dalla Zucca, ritornando dal mare
modulando la valle serpeggia.


248. scarabattola

Morte dolce per sole e per neve:
ognuno fa quello che è; si nasce, non si diventa.
Il caso di natura prima compone e dopo dona il cuore che sa
il fare che vede la mente che guida il sentiero che è in me
me e te, un ginepro, un bosco, una radura;
ognuno è il mio piccolo sole, una lucciola, una bubbola:
la mia verde collina; una scarabattola, una frottola,
il mio unico e splendido amore.

Ognuno è quello che fa, così uno diviene.


249. dicembre

Tace il grillo canterino e tace l’usignolo;
il cerro ha perduto le sue foglie ed una coltre la campagna arata.
Spaurito sugli alberi morti il cardellino:
nevicherà? germoglierà la terra? sarà un deserto primavera?
Quando la luce dell’ombra è crepuscolo sulla pianura,
timidi saltellano fra le foglie il pettirosso – e la capinera.


250. filo

Libero, imprevedibile, imprendibile.
Un re, un ospite e un povero, una creatura terrena,
un giusto;
il mio  filo è l’amore per te, e mi fido di te
che rispecchi il mio sole – regina.


251. rofelle

Cammino mortale, umano, compiuto
praticamente perfetto nell’ascolto del cuore.

La ruota del carro sono io,
ogn’uno sono io;
la luce d’amore è l’armonia di natura che in me genera e mostra
il cielo e la terra, il giorno e la notte ed ogni loro creatura;
in questo lumicino la ruota del carro del sole certa nelle tenebre brilla
la luce del domani,

il flauto non imitabile di Pan, il tutto.